Hai presente “Uno, nessuno e centomila”? Hai presente quando lui si guarda allo specchio alla ricerca frenetica di guardare sé stesso nello stesso modo in cui lo guardano gli altri? Hai presente quando lui si rende conto che noi vediamo noi stessi in modo differente di come ci vedono gli altri?
Hai presente?
Se alcune persone sapessero di me e di te, darebbero a me della poco di buono e a te del disgraziato-depravato. Eppure noi due non siamo queste due cose. Noi due, dal nostro punto di vista, siamo tutt’altro.
Ieri, mentre ero su di te, mentre la mia testa era tra il tuo mento e la tua spalla, mentre respiravo l’odore di lindo della tua camicia, mentre il nostro silenzio era come una lezione di piano, io pensavo a tutto questo.
Mi chiedevo cosa sarebbe capitato se il mondo, all’improvviso, avesse spalancato la porta di casa e ci avesse trovati così, teneramente abbracciati, sprofondati nel nostro amore.
Dimmi: cosa avrebbe detto di noi il mondo?
Credi davvero che avrebbe detto o pensato quello che diciamo o pensiamo noi di noi o ci avrebbe guardati per quello che appariamo in superficie?
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Mi piace tanto leggere e scrivere, perché grazie a queste due semplici azioni riesco a scaricare le mie tensioni e, poi, così, riesco a non pezzarmi di ansiolitici, di erbe, di omeopatia o cose simili.
Io sono una donna tesa, questo lo ammetto. Tendo alla tensione in modo del tutto naturale, vivo un po’ sempre sul chi-va-là, come un cane in difesa o come un gatto in attesa. Il mio baricentro è attraversato da una corda di violino.
Quando, la sera, non prendo sonno, quando i miei pensieri si fanno un po’ cupi, io mi metto avanti al pc e inizio a leggere i blog. Vado un po’ di qua e un po’ di là e, spesso, mi chiedo come sia possibile che qualcuno senta la necessità di scrivere un diario in rete.
Ecco, ora lo so: la voglia nasce quando qualcosa non va e quando non sai dare un nome a quel qualcosa, quando non sai come e con chi parlarne o quando sai cosa sia ma non te la senti di coinvolgere gli amici, i genitori o i colleghi. Il blog è un angolo di strada dove mettere la propria orma che vacilla con la speranza che qualcuno passi e ti dia il consiglio o la soluzione.
Luigi è il mio problema. Amo Luigi. L’amore è il mio problema.
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La miglior capacità di Luigi è ipotizzare. La mia è quella di fottermene (delle ipotesi).
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E’ un anno e 2 mesi che vivo nella mia tana per criceti con balconcino ed essa è stracolma di amore d’indipendenza. Quando l’ho vista, per la prima volta, me ne sono pazzamente innamorata, perché era come me: piccola e ribelle, impossibile da tenere ordinata ma calorosa, semplice e variopinta.
La mia padrona di casa ha deciso di venderla.
Io vorrei tanto comprarla.
Mangiando il gelato, ieri, l’ho detto, l’ho urlato: “Voglio comprare la mia tana!” e, così, oggi ho preso i primi contatti con la banca, ho chiesto un aiuto a mio padre e, se tutto andrà bene, sarà mia e del mio cuore.
La voglio, davvero.
Davvero.
Davvero.
Non potrei mai lasciarmela scappare: è 40 mq di piccolezza morbidosa, con 7 scalini verso il cielo e i sogni, un passaporto per i miei prossimi sorrisi e pianti. Ci voglio crescere dentro. Ci voglio amare e odiare, se sarà possibile.
Sarebbe la seconda cosa tutta mia, dopo il tappeto indiano comprato a un’asta di Soverato, l’estate scorsa.
Mi piacerebbe tanto possedere due cose. Ho sempre ambito al pari, nel possesso.
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Ho sempre pensato che il vero uomo (inteso come umano) si veda dalla reazione che ha dalle reazioni altrui scaturite da una sua azione. Lo so, è un po’ contorto come pensiero da scrivere, però ieri, mentre davo acqua alla mia rosellina rampicante mi sembrava semplicissimo.
Per farla breve Marco Travaglio ha detto a Rai 3 delle cose su Schifani, la reazione del mondo politico è stata forte e unita ma Travaglio risponde alle reazioni dei politici con una mascolinità caratteriale da paura (qui la reazione alle reazioni).
Io –beh- ascoltandolo non ho potuto fare a meno di pensare che se Luigi avesse un quarto della testa – e delle palle, pardon!- di Travaglio, io sarei la donna più felice del mondo.
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Se non avessi il mio balconcino impazzirei. Ci faccio mille cose: sogno, leggo, guardo, prendo il sole, penso, coltivo pianticelle nane, dormo e, a volte, chiacchiero con Annabella.
Oggi, seduta sulla mia sediolina bianca, ho seguito il calcio. Luigi è interista ed è lontano, come ogni domenica. Se avesse vinto l’inter, avrebbe festeggiato dimenticandosi di me e del balconcino. Invece mi ha amata via sms per consolarsi di un rigore sbagliato da Materazzi. Per la prima volta ho avuto un senso di nausea e allora ho preferito parlare con Annabella. Ho spento il cellulare e staccato il telefono di casa. Ora esco a mangiarmi un gelato al limone con Lisa e Marta sul muretto dei progetti.
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Vivo una solitudine da bilocale, in un soggiorno con cucinino,in una camera da letto per criceti e con un tappeto indiano, unico oggetto di effettivo valore della mia vita. Poi ci sarebbe Luigi, ma lui mi ama solo di mercoledì e di sabato.
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